Bergoglio in Ecuador, in viaggio per gli ultimi

 

Geraldina Colotti, 07.07.2015, “Il Manifesto”

America latina. Tre tappe del papa: dopo Quito, Bolivia e Paraguay

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Il papa in Ecuador 

© LaPresse

 

 

Ecua­dor, Boli­via e Para­guay. Viag­gio in tre tappe di Papa Ber­go­glio: verso «le mino­ranze vul­ne­ra­bili», per evi­den­ziare «il debito» dell’America latina nei loro con­fronti. Domani si con­clude la visita in Ecua­dor. Il 12 è pre­vi­sto il ritorno a Roma. A set­tem­bre, il papa si recherà a Cuba e poi negli Usa e alle Nazioni unite. Que­sto è il secondo viag­gio com­piuto dal pon­te­fice in Ame­rica latina, dopo quello in Bra­sile nel 2013, già pro­gram­mato però dal suo pre­de­ces­sore. Ber­go­glio è atter­rato nella capi­tale ecua­do­riana Quito, e ha pro­se­guito poi per Guayaquil.

Due città i cui sin­daci di oppo­si­zione stanno gui­dando la pro­te­sta con­tro il governo di Rafael Cor­rea. L’opposizione è scesa in piazza a metà del mese scorso, quando il pre­si­dente ha annun­ciato di voler sot­to­porre al par­la­mento un dise­gno di legge per tas­sare l’eredità delle grandi for­tune. Una misura per ridi­stri­buire più equa­mente la ric­chezza in un paese dove una pic­co­lis­sima mino­ranza – ha detto Cor­rea – detiene ancora la mag­gio­ranza delle risorse.

Ben­ché la com­pa­gine gover­na­tiva, Alianza Pais, abbia un’ampia mag­gio­ranza in par­la­mento, il pre­si­dente ha deciso comun­que di riti­rare tem­po­ra­nea­mente la pro­po­sta di legge e ha invi­tato tutti i set­tori al dia­logo. Si è però tro­vato di fronte all’attacco con­cen­trico delle destre, che cer­cano di caval­care i cor­po­ra­ti­vi­smi di ogni bordo, con­vinti che Cor­rea sia «auto­ri­ta­rio e cor­rotto, tra­di­tore della revo­lu­cion ciu­da­dana».
Un fronte agguer­rito e pronto al colpo di stato, ha denun­ciato il governo, pub­bli­cando in det­ta­glio le tappe di un piano desta­bi­liz­zante per rove­sciarlo: o comun­que per ren­dere ingo­ver­na­bile il paese e impe­dire la visita del papa o la sua riu­scita. Già all’inizio delle pro­te­ste era cir­co­lato un video con un appello alla sol­le­va­zione rivolto alle forze dell’ordine. E tra gli uffi­ciali coin­volti nel golpe, risulta esserci il respon­sa­bile dell’ospedale per la poli­zia in cui Cor­rea venne seque­strato per ore nel 2010.

In que­sti giorni, i soste­ni­tori della revo­lu­cion ciu­da­dana si sono mobi­li­tati a difesa del governo. In diverse parti del paese si sono svolte nume­rose mani­fe­sta­zioni. Nella Plaza Grande della capi­tale le ban­diere verdi di Alianza Pais hanno sfi­lato al grido di «Cor­rea amigo, el pue­blo esta con­tigo» (Cor­rea, amico, il popolo è con te) e «Los gol­pi­stas no pasa­ran» ( i gol­pi­sti non pas­se­ranno). Gruppi di oppo­si­zione hanno ten­tato di sfon­dare i cor­doni di sicu­rezza ferendo sei poli­ziotti, alcuni dei quali «in modo serio». Vi sono stati 311 fermi. «Sarà una set­ti­mana dif­fi­cile», aveva detto Cor­rea pur assi­cu­rando che la revo­lu­cion forte e soste­nuta” ed è capace di far fronte agli attacchi.

Dome­nica, Cor­rea ha rice­vuto il papa a nome di tutti gli ecua­do­riani «che hanno il cuore ricolmo di alle­gria e spe­ranza». Intorno, una folla in abiti tra­di­zio­nali e tante magliette con la foto del papa argen­tino. Una «geo­gra­fia mul­ti­co­lore», frutto di una «orgo­gliosa e lumi­nosa mesco­lanza». Una terra «che ha ger­mi­nato pen­sieri e azioni rivo­lu­zio­na­rie di quanti, come lei, sono esa­spe­rati per l’ingiustizia e l’esclusione», ha detto il pre­si­dente. Parole pesate anche per riba­dire le con­so­nanze con i refrain tra­di­zio­nali della chiesa cat­to­lica: dal «diritto alla vita fin dal suo con­ce­pi­mento», al rico­no­sci­mento della fami­glia come «nucleo fon­da­men­tale della società». Sul diritto all’interruzione di gra­vi­danza, Cor­rea ha soste­nuto un duro scon­tro all’interno stesso della coa­li­zione di governo, minac­ciando di dimet­tersi se si fosse discusso un testo di legge sul diritto all’aborto.
Subito dopo, Cor­rea ha ricor­dato che quella del suo paese è la «prima costi­tu­zione nella sto­ria dell’umanità a san­cire i diritti della natura». Un altro tema di forte riso­nanza con l’ultima Enci­clica papale, dedi­cata all’ambiente e alla natura e alla denun­cia con­tro le mul­ti­na­zio­nali che la cal­pe­stano. L’economista Cor­rea ha par­te­ci­pato alle con­sul­ta­zioni del Vati­cano per la ste­sura dell’Enciclica e pro­prio alla difesa della natura e alla lotta ai poteri forti che pro­du­cono disu­gua­glianze, ha dedi­cato la prima parte del discorso di ben­ve­nuto a Ber­go­glio in cui ha spie­gato la com­po­si­zione dello stato uni­ta­rio, ma plu­ri­na­zio­nale e multiculturale.

«Il 20% del nostro ter­ri­to­rio è pro­tetto da 44 riserve e par­chi natu­rali — ha detto — la gamma mul­ti­co­lore della nostra flora e della fauna trova com­ple­mento e ric­chezza nella diver­sità delle nostre cul­ture umane. Oltre a una mag­gio­ranza metic­cia, abbiamo 14 nazio­na­lità indi­gene con le loro lin­gue ance­strali, com­presi popoli incon­ta­mi­nati che hanno scelto l’isolamento volon­ta­rio, nel cuore della fore­sta ver­gine». Un discorso teso a togliere argo­menti a quella parte dell’indigenismo radi­cale che scende in piazza con l’oligarchia. «Caro Santo padre — ha detto ancora Cor­rea — il gran pec­cato sociale della nostra Ame­rica latina è l’ingiustizia. Come pos­siamo defi­nirci il con­ti­nente più cri­stiano del mondo se siamo al con­tempo il più disu­guale e men­tre uno dei segni cri­stiani più ricor­renti nel Van­gelo è quello di con­di­vi­dere il pane? La tra­di­zione cri­stiana — ha aggiunto — non dice che la povertà pri­vata sia intoccabile».

Durante il viag­gio, men­tre sor­vo­lava lo spa­zio aereo della Colom­bia, Ber­go­glio ha inviato un breve tele­gramma al pre­si­dente colom­biano Manuel San­tos augu­rando al suo popolo «una con­vi­venza paci­fica». Un altro mes­sag­gio cor­diale lo ha inviato al pre­si­dente vene­zue­lano Nico­las Maduro: «Invio un saluto a vostra eccel­lenza — ha scritto — mani­fe­stando il mio affetto e la mia vici­nanza al popolo vene­zue­lano, men­tre chiedo al Signore abbon­danti gra­zie per­ché l’aiuti a pro­gre­dire ogni giorno di più nella soli­da­rietà e nella paci­fica con­vi­venza». Ieri, Ber­go­glio ha detto messa a Gua­ya­quil, poi dovrebbe visi­tare bam­bini, infermi e reclusi. I pre­si­denti dei tre paesi toc­cati dal viag­gio hanno assi­cu­rato che con­ce­de­ranno l’indulto a diversi dete­nuti. Cor­rea ha detto di essere stato ispi­rato dal «mes­sag­gio di ricon­ci­lia­zione sociale» del papa. Ha pro­messo «un indulto per ogni cen­tro peni­ten­zia­rio, su un totale di 24» e ha già indi­cato un con­dan­nato a 4 anni per droga come primo bene­fi­cia­rio.
In Boli­via, Ber­go­glio visi­terà il car­cere di Pal­ma­sola, il più popo­lato e pro­ble­ma­tico del paese. Lì, nell’agosto del 2013, durante una rissa fra dete­nuti mori­rono 35 per­sone, fra cui un bam­bino di 18 mesi. La Boli­via di Evo Mora­les ha fatto grandi passi avanti nel risol­vere le disu­gua­glianze sociali, ma quello delle car­ceri resta ancora un pro­blema aperto. La mag­gio­ranza dei circa 5.000 reclusi è in attesa di giu­di­zio. La visita del papa ha avuto l’effetto di acce­le­rare circa 250 casi. Ber­go­glio e Mora­les discu­te­ranno anche con i movi­menti sociali, che si stanno riu­nendo a Santa Cruz nel loro secondo incon­tro, dopo quello che si è tenuto in Vaticano.

Ben diverse le cose in Para­guay, dove i discorsi di papa Ber­go­glio con­tro la povertà e l’ingiustizia tro­vano ascolto solo nelle reto­ri­che di palazzo, ma non certo nella pra­tica. Dopo il golpe isti­tu­zio­nale con­tro l’allora pre­si­dente legit­timo Fer­nando Lugo — ex “vescovo dei poveri” -, disu­gua­glianze sociali e impu­nità sono tutt’altro che dimi­nuite. In com­penso, è stata por­tata a ter­mine con sei mesi di anti­cipo la strada che col­lega il Para­guay all’Argentina. Per non inter­fe­rire con la poli­tica in que­sto anno di ele­zioni, il papa non si recherà nel suo paese di ori­gine. Migliaia di suoi con­na­zio­nali si reche­ranno così in Para­guay per vederlo.